SUPERDERSIGN @ SUPERSTUDIO

14 maggio 2013 in Storytellers

Intervista a Gisella Borioli*

Superstudio Più è oggi una delle location più affermate della Milano creativa, sede di iniziative internazionali e cuore del Fuori Salone: com’è nato questo progetto e come si è evoluto negli anni?
L’idea di Superstudio Più nasce nel 2000, per creare un grande centro per la creatività, dopo il primo Superstudio di via Forcella e gli studi fotografici per la moda aperti nel 1983. Ho lasciato definitivamente i giornali dopo aver fatto il direttore di diverse testate per trent’anni, e mi sono dedicata con passione a questo progetto, cercando di ospitare e far dialogare le “arti della contemporaneità” e i diversi linguaggi: moda, design, arte, danza, video, foto, creatività in genere. Il progetto si è evoluto naturalmente verso una formula cultural-commerciale che tendeva ad alternare eventi per i clienti più importanti a mostre e occasioni di visibilità per giovani talenti di tutte le discipline, ovviamente no-profit. L’idea di un “Fuori Salone” libero e aperto alle nuove idee è stata subito la carta vincente, oltre alla moda di ricerca.

Il Temporary Museum for New Design fotografa ogni anno lo “stato dell’arte” del mondo del design, dando voce attraverso un format museale ai grandi brand del design ma anche a giovani designers, aziende emergenti e creativi di tutto il mondo: ci può indicare uno o più progetti/installazioni che secondo Lei sono state particolarmente emblematici in questi anni?
Tutti ricordano le grandi mostre fatte con Cappellini, veri e propri eventi mediatici che hanno permesso di “lanciare” nomi planetari come Marcel Wanders, Tom Dixon, Fabio Novembre. O le installazioni museali di Bisazza, di Canon, di Foscarini, di Samsung, sempre in linea con le tendenze e ad alta tecnologia. Ma l’idea del Temporary Museum è in genere uno stimolo forte all’impegno degli espositori per non preparare uno stand banale ma una vera e propria installazione artistica, come fosse in galleria.

Quali sono le novità di questa edizione?
Un cambiamento di contenuti, un allargamento di merceologia, quasi il design fosse il passepartout per il successo anche di altri prodotti, quali auto, materiali, device, strumenti della vita quotidiana, persino i piccoli oggetti cui prima si chiedeva solo di essere funzionali. Una tendenza in atto cui rispondiamo con una evoluzione del Temporary Museum più aperta, fino al progetto freedomDesign, piccolissimi spazi per creativi artisti e artigiani, senza i limiti della produzione industriale.

Nelle ultime edizioni si è ravvisata una progressiva tendenza a utilizzare l’espressione artistica per veicolare i contenuti e i valori degli oggetti di design. È una tendenza destinata a crescere? Per quali motivi a Suo parere le grandi aziende si avvicinano sempre più al mondo dell’arte contemporanea?
L’arte è un fortissimo alibi culturale e valore aggiunto, solo che pochissimi la sanno utilizzare bene per valorizzare i loro prodotti. Io ci credo fortemente e ne ho sempre fatto un mio punto forte. Quest’anno puntualizzo il percorso del mio “Fuori Salone” collaborando con artisti d’avanguardia che lavorano sullo spazio, con strumenti quali Video Mapping, proiezioni in 3D, video interattivi, luci ottiche ecc. Una serie di Art Interaction studiate insieme al portale HiWhim.

Come definirebbe il concetto di art design?
Il superamento definitivo della forma-funzione. Un gesto d’amore per l’espressione individuale, un modo di possedere qualcosa che hai solo tu, il piacere dell’oggetto unico, originale, non fatto in serie, di cui ci si può anche innamorare.

Quali condizioni dovrebbero essere messe in atto dalle Istituzioni perché l’industria creativa italiana, a nostro parere vera risorsa per il futuro del Paese, si affermi concretamente in un contesto internazionale?
Basterebbe ci lasciassero fare, senza troppa burocrazia, leggi dannose, impasse, costi inutili. Le aziende italiane hanno tutto, creatività, capacità, maestranze, cultura, entusiasmo. Non chiedono nulla, solo le condizioni necessarie per lavorare produrre e creare ricchezza, valorizzando il Made in Italy nel mondo. Sembrerebbe semplice e scontato ma, le assicuro, non lo è.

*Gisella Borioli, giornalista e direttrice di Superstudio Group, centro pulsante del fuorisalone milanese che da ormai cinque anni si afferma aprendo le porte del Temporary Museum for New Design. Ex direttrice di storiche testate di moda e fondatrice, negli anni ottanta di Superstudio, con il marito Flavio Lucchini, art director e il fotografo Fabrizio Ferri. Negli anni novanta fonda Superstudio Più, multilocation aperta ad eventi, di arte moda, teatro, danza e design con la direzione artistica di Giulio Cappellini.

Marshal Office of the Wielkopolska Region, Container, courtesy of Temporary Museum for New Design

Marshal Office of the Wielkopolska Region, Container, courtesy of Temporary Museum for New Design