SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITÀ

16 aprile 2014 in ARTprojects

ArteSera N° 20 marzo/aprile 2014

di Olga Gambari e Annalisa Russo

Quando si attraversa il confine tra due Paesi, la natura non cambia, non ci sono cesure di paesaggio improvvise, così capita che, molto spesso, certe linee di confine si attraversino inconsapevolmente. I confini geografici sono segnati sulla carta, ma non lo sono nella realtà; nella realtà non si colgono quasi mai, sono liquidi, imprendibili, si allargano e si restringono, creando una terra di mezzo che non appartiene né a un paese né all’altro, ed appartiene ad entrambi.

Questo è il terreno in cui si muove questo numero di ArteSera, un numero liquido, come i confini tra arte e design che attraversa. Uno spazio meticciato, in cui i panorami si fondono e le lingue si mescolano, creando nuovi paesaggi e nuovi linguaggi. Come il “nuovo paesaggio domestico” che ideò Gufram negli anni ’60, con cactus, sassi e pratoni trapiantati dalla natura all’interno delle case, in una provocazione pop che riecheggiava l’arte di quegli anni, ma che insieme era design e vera innovaz ione tecnologica.
Si formano nuovi stilemi e contaminazioni, ci racconta la gallerista Paola Colombari nella sua intervista, fino a sfumare la distinzione tra arte e design; basti pensare ai lavori di certi designers che sono a tutti gli effetti operazioni artistiche, e alle opere di alcuni artisti che, ambientate diversamente, potrebbero essere considerate pezzi di design. Questo è il gioco su cui si basa l’inserto centrale del numero Definizione Liquida, presentando una serie di immagini libere di essere, decontestualizzate, sospese tra questi due mondi, perché certi confini sono mobili, a seconda della prospettiva, dell’approccio, dello sguardo.

Ma è il valore simbolico che assumono questi oggetti il dato interessante: le loro componenti estetiche ed emozionali superano la funzione, la esplodono. Non è un caso che questo tipo di design sia protagonista di fenomeni di collezionismo simili a quelli dell’arte: le stesse fiere d’arte – da Design Miami a Miart – presentano sempre più spesso sezioni dedicate a queste opere border, che molti definiscono come art design. Tuttavia forse non bisogna necessariamente apporre etichette e tracciare confini, perché in definitiva il comune denominatore tra questi due mondi è l’espressione libera, la forza ideatrice, la necessità della bellezza. Allora perché dare una definizione a tutti i costi? Lasciamo degli spazi aperti, delle definizioni liquide. Perché la creatività sia libera di scorrere, di fluire.