ROSSANA ORLANDI

15 ottobre 2013 in Storytellers

Quando il design non mette paletti alla creatività

Intervista a Rossana Orlandi* a cura di G.Ghignone

Le gallerie di design costituiscono un fenomeno abbastanza recente in Italia, mentre all’estero sono presenti già da diversi anni: a cosa è dovuto questo ritardo secondo Lei?
In parte credo dall’importanza del design storico italiano e della sua relazione con il mondo dell’industria che porta i collezionisti a considerare il design, sempre nell’ottica di un prodotto. Comunque sono dieci anni che io lavoro in questo campo e non sono l’unica.

Riconosce un approccio diverso al progetto tra designer italiani e stranieri? Se sì, in cosa?
Come dicevo, in Italia è ancora forte la classica relazione tra designer e produttore con i suoi ruoli ben distinti. All’estero, e mi riferisco soprattutto alle scuole del nord Europa, i designer da anni hanno imparato a “sporcarsi le mani” con piccole edizioni o progetti già autonomamente ingegnerizzati se non addirittura autoprodotti e commercializzati. Credo che dipenda dal fatto che le scuole italiane sono rimaste molto più legate alla teoria mentre in Olanda per esempio c’è un approccio più pratico con la possibilità di utilizzare i tanti laboratori a disposizione delle Università.

Che cosa distingue una galleria di design da una galleria d’arte vera e propria?
Non credo ci siano grandi differenze sennonché spesso, ma non sempre, gli oggetti che vengono proposti verranno in seguito “utilizzati” dal cliente quindi oltre al valore concettuale e realizzativo devono possedere “anche” delle qualità funzionali. In altri casi esistono artisti come Nacho Carbonell che sicuramente utilizzano un dizionario e un codice espressivo proveniente dal mondo dell’industria e del design ma, solo come mezzo per esprimere altro.

Come nasce una nuova mostra e in base a quali parametri scegliete i vostri artisti/designer?
Cerchiamo di avere un punto di vista aperto a 360 gradi anche per questo spesso le nostre mostre sono collettive, cerchiamo in giro per il mondo, giovani che abbiano delle idee nuove, che siano capaci di emozionarci. Altre volte quando ci accorgiamo che un giovane designer ha già sviluppato un suo linguaggio forte e originale emerge la necessità di una mostra personale che serve sia come momento di riflessione su ciò che ha già fatto ma, anche come punto di partenza per nuovi progetti.

Come definirebbe la tendenza dell’Art-Design?
Non amo molto questo termine e cerco di non mettere paletti alla creatività.

Chi sono i suoi utenti finali? Esiste un mercato trasversale tra quello dell’Arte e quello del Design?
Si, esiste un mercato trasversale, soprattutto all’estero ma i miei clienti sono di tutti i tipi, è difficile classificare. Quello che mi sento di dire è che nella maggior parte dei casi sono delle persone molto interessanti.

*Rossana Orlandi (1945) dopo oltre vent’anni nel mondo della moda decide di seguire l’altra sua passione: il design. Nel 2002 fonda lo spazio Rossana Orlandi. Dal 2004 partecipa al salone del Mobile e svariate edizioni di Design Miami/Art Basel. Tra gli artisti/designer che ha aiutato a lanciare troviamo Maarten Baas, Piet Hein Eek, Nacho Carbonell e tanti altri.