GUFRAM, Design controcorrente dal 1966

4 aprile 2014 in Storytellers

Intervista a Sandra Vezza patron di Gufram, a cura di Giuseppe Ghignone

Una bocca che è un divano. Un cactus che è un appendiabiti. Un sasso che diventa seduta: oggetti iconici, che tutti abbiamo visto, incontrato, a casa di qualcuno, in un locale, oppure al MOMA.

Arrivano da Gufram, storico marchio del design italiano, che ha fatto della sperimentazione e della collaborazione con gli artisti le proprie cifre distintive, da quando è stata fondata l’azienda negli anni Sessanta fino ad oggi.

I prodotti di Gufram si distinguono da sempre per una grande libertà espressiva: qual è stato il contesto in cui si è sviluppata questa visione?
Inquadriamo prima di tutto il periodo storico: siamo verso la fine degli anni ‘60, in piena  rivoluzione dei costumi, una rivoluzione che si diffonde anche nel mondo del design. Gufram nasce come marchio dichiaratamente rivoluzionario, fuori dagli schemi, mettendo in discussione la casa “borghese” e i suoi stilemi abitativi. Ad esempio, smontando l’impalcato della seduta classica, in pelle o in tessuto, con gli interni imbottiti e i braccioli, Gufram effettua una provocazione: distrugge le abitudini consolidate per ripartire da zero, si pone come compagine radicale dell’anti design. Da lì cerca nuove strade espressive, costruisce un nuovo immaginario che si traduce in oggetti simbolici riconoscibili da tutti.

L’ispirazione arriva dalla natura: i sassi di Gilardi, il pratone di Ceretti, Derossi e Rosso, il cactus di Drocco e Mello…grazie all’artificio dell’industria la natura entra nelle case, creando un nuovo paesaggio domestico. Interno ed esterno si fondono idealmente, le pareti di casa diventano una quinta che lascia entrare una natura fuoriscala, sovradimensionata, alla Oldenburg.

Quali sono state le innovazioni, tecnologiche e non, che hanno reso possibile una progettualità così radicale?
La prima innovazione è stata… l’azzardo, ovvero andare controcorrente, ragionare in modo diverso rispetto al consueto. Nascendo come “anti design” e in circuiti alternativi, va da sé che Gufram avesse un paesaggio di ricerca differente e che si avvalesse di contributi diversi dall’ordinario: in questo senso, la sperimentazione con i materiali e le conseguenti innovazioni tecnologiche sono arrivate grazie agli artisti, con cui Gufram ha sempre collaborato, allora come oggi. Ad esempio, l’idea di utilizzare il poliuretano in modo diverso dall’essere semplice imbottitura è stata sviluppata da Piero Gilardi, che di fatto ha inventato il Guflac, una piccola formula magica di verniciatura. Un processo di questo genere non poteva che nascere dalla visione di un artista.

Gufram antesignana nel coinvolgimento degli artisti. In questo senso possiamo quindi parlare di un’azienda che fa art design?
No, perché non si tratta di autoproduzione, ma di processi che hanno propri metodi e sono replicabili. Non è il semplice estro artistico a guidare i progetti, ma un’unione equilibrata tra immaginazione creativa tipica dell’arte, realizzazione artigianale e approccio progettuale dell’industria. Oltretutto le definizioni sono sempre un po’ strette, e Gufram non può essere etichettata o chiusa dentro precisi confini, per via dell’approccio “surrealista” che la contraddistingue. Penso al divano Bocca disegnato da Studio 65, ispirato a un quadro di Dalì.

I Multipli sono collezioni che si compongono di serie limitate di oggetti. A cosa è dovuta questa scelta? Ha a che fare con il mercato del collezionismo di design?
In realtà la realizzazione di serie limitate di oggetti non è una scelta fine a se stessa, ma dettata da motivazioni pratiche. Tutto nasce dal fatto che questi prodotti vengono creati in Italia, a mano, in maniera artigianale ed artistica che si è cercato di ottimizzare il più possibile in termini di tempi e tecnologie. Quindi la produzione stessa ha dei limiti: gli oggetti non possono essere realizzati con lo stampino, in batteria. Lavorare sul poliuretano con il Guflac è un processo che non può essere replicato industrialmente con dei macchinari: è un sistema di verniciatura che richiede una straordinaria competenza manuale. Da qui le serie limitate che compongono la famiglia dei Multipli Gufram.

D’altra parte, il mercato del collezionismo è anche alimentato dal fatto che i pezzi di Gufram sono esposti nei più importanti musei del mondo tra cui: il Metropolitan e il MOMA di New York, il Pompidou di Parigi e molti altri ancora. Questo nel settore dell’arredamento è sinonimo di unicità, ed innesca conseguentemente fenomeni di collezionismo.

A proposito di mostre e musei, si è conclusa da poco la mostra dedicata a Gufram alla Barbican Art Gallery di Londra, Pop Art Design. I luoghi dell’arte, oltre a quelli del design, sembrano essere una location naturale per i prodotti del marchio.
E’ dal 1972 che i luoghi preposti all’arte ospitano i prodotti della Gufram, da quando Emilio Ambasz curò al MOMA di New York la mostra Italy, the new domestic landscape. Questa mostra ha consacrato la forza espressiva, comunicativa ma anche di prodotto della Gufram. La presenza di nostri pezzi in collezione nei più famosi musei del mondo non fa che rafforzare questo stretto connubio con l’arte, che peraltro manteniamo grazie alla continuativa collaborazione con gli artisti.
Solo l’anno scorso abbiamo presentato un divano, un nuovo Multiplo, con Valerio Berruti, artista piemontese che ha interpretato alla perfezione l’attitudine Gufram, ironica e senza tempo, con un trompe d’oeil che raffigura una panchina sopra il divano: una di quelle panche che si possono trovare sul lungomare in qualsiasi località balneare, un simbolo di italianità che trasporta in una dimensione estiva, di relax. Si chiama Summertime, and the living is easy, appunto.

Anticipazioni su progetti futuri che riguardano il coinvolgimento di altri artisti?
In coerenza con l’anima di Gufram di produrre mobili che strizzano l’occhio si al mondo dell’arte e del design al Salone del Mobile presenteremo una capsule collection di prodotti in edizione limitata realizzata in collaborazione con Toilet Paper, il progetto artistico di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Una serie di divertenti paradossi tattili ed estetici che rinnovano lo spirito di rottura che ci contraddistingue e che entreranno a far parte della mitica serie dei Multipli.