ANGELA ARDISSON

14 maggio 2013 in Storytellers

Angela Ardisson*

Puoi raccontarci i tuoi inizi e come il tuo lavoro si è evoluto nel corso del tempo?
L’inizio della mia professione avviene nel ‘91, a seguito di una scelta che ha drasticamente interrotto un percorso in essere nella moda. All’inizio non ero propriamente consapevole di ciò che stavo scegliendo di fare come lavoro. In quegli anni il Design era ancora inteso come progettazione in ambito industriale ed era difficile far capire esattamente e con una sola parola a definizione del mestiere che andavo sviluppando di giorno in giorno. Fabbro, falegname, elettricista… ma niente effettivamente di tutto ciò. Un mix di attività artigianali, come strumenti per le mie realizzazioni. Solo l’esperienza e la sperimentazione costante nel tempo hanno progressivamente e fisiologicamente definito in modo chiaro il mio lavoro.

Come nasce un nuovo progetto e quali sono le fasi per te irrinunciabili di studio/progettazione ad esso collegate?
Dare vita ad un nuovo progetto, significa ogni volta intraprendere una diversa strada, imbattersi in nuovi immaginari, arricchirli passo dopo passo. La curiosità è co-pilota. Niente perciò è scontato o inutile da capire e osservare. Ai miei studenti la prima cosa che insegno è di guardare e ascoltare con attenzione, partecipando sempre in prima persona “con gli occhi attenti dei bambini”, alimentando con l’emozione l’apprendimento.

Come definiresti la tendenza dell’Art-Design?
Si parla di Art Design ma, ciò nonostante a tutt’oggi neanche Wikipedia ne definisce il senso. Credo che Art-Design vada inteso come accezione di funzionalità ben oltre l’estetica, proprio perché quest’ultima non sia stata il motore del progetto, ma semmai uno dei risultati.

Quali sono secondo te i luoghi, i punti di contatto tra Arte e Design?
Un prodotto di art design ha un naturale modo di comunicare che trasuda dalla materia stessa, che è al contempo concetto e veicolo evocativo ed emozionale.

Quali sono per te oggi nel mondo del Design le tendenze più visibili?
Le tendenze, spesso in quanto tali non sono così facilmente percepibili. Si muovono allo stato di fermento puro, fibrillando nell’aria solo di riflesso. La visibilità dà accesso, svelando talenti nascosti, ma alterando parzialmente l’originale spinta del pensiero che ha generato l’oggetto, senza confronti, dogmi o comunque certezze collettive. Ammetto che c’è comunque un vero e proprio conflitto in me tra concetto d’arte, così intima e svincolata, ed il valore di un oggetto d’uso, disincantatamente funzionale..

La dimensione del fare e del progettare: qual è il giusto equilibrio tra le due in percentuale?
Nel mio lavoro sono assolutamente sinergiche.

Chi sono gli utenti finali dei tuoi prodotti (privati, aziende, gallerie…)? E come ti veicoli presso di loro?
Lavoro con Art director, architetti, aziende e privati e non vi è una modalità di accesso standard, può essere attraverso il sito web come per effetto di una pubblicazione del mio lavoro. Ho constatato nel tempo che chi mi contatta conosce già i miei prodotti e magari mi segue silente da anni.

*Angela Ardisson svolge da oltre 20 anni l’attività di designer progettando e realizzando personalmente i suoi prodotti sotto il logo di Artplayfactory Design. È art director e lavora in partnership con creativi nei settori del design, della moda e dell’arte. http://www.artplayfactory.com/