Andrea Branzi

2 ottobre 2014 in History

Born in Florence in 1938, Andrea Branzi is one of the very great contemporary Italian architects and designers. He has been living in Milan since 1973.
He is one of the main theoreticians of radical Italian architecture, which influenced a whole generation of architects, from Frank Gehry to Daniel Libeskind, and from Rem Koolhaas to Bernard Tschumi. In 1966, he co-founded Archizoom Associati, and at that time came up with an endless city project, No-Stop City, in which he expressed his vision of a global urbanism where architecture disappeared in favour of urban furniture, the sole architecture related factor in this very anticipatory vision of a metropolis managed by flows.
An unusual vision in which design assumes a central importance in a new world made up of changes and forms of mobility: “All our efforts are being aimed at the nooks of a domestic world from which will emerge a renovated and more believable culture of the habitat, a pre-condition, in practice, for a new architecture.”

Andrea Branzi was involved in an Italian design project which developed in the postwar years, in the 1950s. A project which seemed foreign to the tradition of international functionalism and the false certainties of the industrial culture of the 19th and 20th centuries, based on the myth of the definitive mass-produced product.
At a very early stage, in the 1960s, Andrea Branzi actually put his finger on what hallmarks our world today, namely the ongoing and fast transformation of codes, the appearance of forms of multiculturalism replacing a homogeneous culture within a clearly structured society, and a world no longer defined by different economic, social and productive functions, but by different cultures, religions and traditions.

Through his oeuvre, his extremely sensitive perception of social upheavals reveals the crisis of ideologies which has led to the collapse of the certainties and values upon which western society has been constructed. He commits design, hitherto oriented towards mass production and rationality, to free itself from its straitjackets and make way for visual communication, décor, and emotion. The Animali Domestici collections (1985), archetypal pieces showing a symbiosis between technology, industry and nature, Amnesia (1991), where the objects are like small forms of architecture in space, his Wireless series (1997), questioning the relations between technological and humanist cultures, and Blister (2004), objects created to accommodate and present flowers, are all collections of objects in which precision of meaning and formal sensibility tend towards a poetic horizon.

Andrea Branzi has taken part in exhibitions and seminars contributing to the spread of Italian design all over the world. This approach is part of the consistency of his works as a design theoretician. His aim is to question the relations between an object and its environment, in addition to its interaction with people. In the 1970s, in various magazines, he published theoretical essays about the place of design in the modern world, in particular in the magazine Casabella. He has written many books including: La Casa calda, 1982 ; Animali domestici : le stile neo-primitivo, 1986 ; Nouvelles de la métropole froide, 1991 and Il Design Italiano. 1964-1990, 1996 (catalogue for the Milan Triennale) ; La Crisi della qualità, 1997 ; and Una generazione esagerata, 2014.

A professor at the Milan Polytechnic School, in 1983 he co-founded and ran the Domus  Academy, a design school in Milan specializing in postgraduate studies, which dominated the design landscape for many years.
His works are held in all the great international museum.

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Nato a Firenze nel 1938, Andrea Branzi è uno dei più grandi architetti e designer italiani contemporanei. Vive a Milano dal 1973.
Branzi è uno dei principali teorici dell’architettura radicale italiana, che hanno influenzato un’intera generazione di architetti, da Frank Gehry a Daniel Libeskind, e da Rem Koolhaas a Bernard Tschumi. Nel 1966, ha co-fondato Archizoom Associati, e in quel momento si approcciò al progetto della città senza fine, No-Stop City, in cui ha espresso la sua visione di una urbanistica globale in cui l’architettura è scomparsa a favore dell’ arredo urbano, in una visione molto anticipatoria di una metropoli gestita tramite flussi.
Una visione insolita in cui il design assume un’importanza centrale in un nuovo mondo fatto di cambiamenti e nuove forme di mobilità: “Tutti i nostri sforzi sono rivolti agli angoli di un mondo da cui emergeranno una cultura rinnovata e più credibile dell’habitat , una condizione, in pratica, per una nuova architettura “.

Andrea Branzi è stato coinvolto in un progetto di design italiano che si è sviluppato nei primi anni del dopoguerra, negli anni ‘50. Un progetto che sembrava estraneo alla tradizione del funzionalismo internazionale e alle false certezze della cultura industriale dei IXX e XX secolo, basato sul mito del definitivo prodotto di massa.
In una fase molto precoce, negli anni ‘60, Andrea Branzi effettivamente pose la propria attenzione su parte dei tratti distintivi  del nostro mondo di oggi, vale a dire la trasformazione in atto e veloce dei codici, la comparsa di forme di multiculturalismo in sostituzione ad una cultura omogenea all’interno di una società ben strutturata, e un mondo non più definito dalle diverse funzioni economiche, sociali e produttive, ma da diverse culture, religioni e tradizioni.

Attraverso la sua opera, la sua percezione estremamente sensibile di sconvolgimenti sociali rivela la crisi delle ideologie che ha portato al crollo delle certezze e dei valori su cui la società occidentale è stata costruita. Egli ha permesso al design, finora orientato verso la produzione di massa e la razionalità, di liberarsi dalle sue camicie di forza e di dare spazio alla comunicazione visiva,  alla decorazione, ed all’emozione. Le collezioni Animali Domestici (1985), pezzi archetipici che mostrano una simbiosi tra tecnologia, industria e natura, Amnesia (1991), in cui gli oggetti sono come piccole forme di architettura nello spazio, la sua serie senza fili (1997), dove mette  in discussione i rapporti tra culture tecnologiche e umanistiche, e Blister (2004), oggetti creati per raccogliere e presentare  fiori, sono tutte collezioni di oggetti in cui la precisione di significato e di sensibilità formale tendono verso un orizzonte poetico.

Andrea Branzi ha partecipato a mostre e seminari che hanno contribuiscono alla diffusione del design italiano in tutto il mondo. Questo approccio è parte della consistenza dei suoi lavori come teorico del design. Il suo scopo è quello di mettere in discussione le relazioni tra un oggetto e il suo ambiente, in aggiunta alla sua interazione con la gente. Nel 1970, in varie riviste, ha pubblicato saggi teorici sulla situazione  del design nel mondo moderno, in particolare nella rivista Casabella. Ha scritto molti libri, tra cui: La Casa Calda, 1982; Animali domestici: le stile neo-primitivo, 1986; Nouvelles de la Métropole froide, 1991 e Il design Italiano. 1964-1990, 1996 (catalogo della Triennale di Milano); La Crisi della Qualità, 1997; e Una Generazione esagerata 2014.

Professore al Politecnico di Milano, nel 1983 ha co-fondato e diretto Domus Academy, scuola di design a Milano specializzata in studi post-laurea, che ha definito il panorama del design  per molti anni.
Le sue opere sono esposte in tutti i grandi musei internazionali.